I media digitali hanno cambiato il nostro modo di conoscere e il vivere il mondo. La pratica artistica riflette da sempre il proprio tempo e da circa vent’anni esistono forme d’arte che provano a descrivere la trasformazione digitale a cui stiamo assistendo cercando di comprendere il suo impatto sulla società.

Il 22 ottobre ha inaugurato a Brescia #Layers, una mostra curata da Fabio Paris, che raccoglie i lavori di un gruppo di 12 artisti che indagano il mondo dei nuovi media utilizzando linguaggi e tecniche differenti: Marco Cadioli, Alessandro Capozzo, Alka Cappellazzo, Pier Giorgio De Pinto, Luca Grillo, IOCOSE, Kamilia Kard, Eva e Franco Mattes, Marco Mendeni, Filippo Minelli, Simone Monsi, Alice Palamenghi.
Tutti gli artisti invitati a esporre sono italiani, testimoniando il fatto che anche in Italia esiste un substrato artistico attivo e coraggiosamente determinato a intraprendere nuove strade.
#Layers è il primo appuntamento di un ciclo di esposizioni dal titolo Refresh, che promuove una ricerca sugli sviluppi contemporanei dell’arte. A dar vita al progetto è il Link Art Center, una delle poche realtà operanti in Italia che si occupa da anni di arte digitale.

  • Proto di Marco Cadioli
    Proto di Marco Cadioli
  • DAEDALUS. DAEDALUS. D3D4LU5 di Alessandro Capozzo
    DAEDALUS. DAEDALUS. D3D4LU5 di Alessandro Capozzo
  • Do you see a pattern here? di Alka Cappellazzo
    Do you see a pattern here? di Alka Cappellazzo
  • Corpora Polyedra di Pier Giorgio De Pinto
    Corpora Polyedra di Pier Giorgio De Pinto
  • Woman as a temple di Kamilla Kard
    Woman as a temple di Kamilla Kard
  • r_lightTweakSunLight/02 di Marco Mendeni
    r_lightTweakSunLight/02 di Marco Mendeni

 

Fra le opere in mostra, Proto di Marco Cadioli presenta una forma astratta in costante metamorfosi. Le texture in dotazione con il primo computer Macintosh del 1984 si combinano sullo schermo in una caleidoscopica visualizzazione, che rappresenta una nuova classe di oggetti. La struttura tridimensionale rivela la natura instabile del medium digitale, facendo emergere le proprietà nascoste nate da un uso improprio del software.

DAEDALUS. DEDALUS. D3D4LU5 di Alessandro Capozzo è un’opera costituita da tre livelli che si influenzano. Nel primo una geometria fluttuante, derivata da un processo algoritmico, si accompagnata a un panorama sonoro polifonico evocando le complesse strutture architettoniche di Dedalo. Il secondo livello è ispirato a una frase che Joyce fa pronunciare al suo personaggio Stephen Dedalus, e prevede la creazione di infinite variazioni della stessa frase. Il terzo livello è quello del software generativo realizzato dall’artista stesso, in cui confluiscono il piano estetico e quello semantico.

Do you see a pattern here? di Alka Cappellazzo tratta le poetiche legate al caso. La serie di immagini, stampate su carta, presenta dei pattern geometrici derivati da algoritmi generativi scritti dall’artista, che ne determinano le forme e il posizionamento nello spazio. Il ritmo visivo costante dato dalla ripetizione degli elementi viene spezzato dall’introduzione di varianti, che turbano l’ordine secondo regole caotiche.

Corpora Polyedra di Pier Giorgio De Pinto tematizza l’ubiquità dei dispositivi elettronici che, dopo aver invaso gli spazi dell’abitare, ci accompagnano sempre più da vicino nelle azioni quotidiane, mostrando un’integrazione sempre più spinta fra uomo e macchina.
Una serie di schermi digitali multifunzione, appartenenti a una varietà di oggetti diversi, mostrano delle animazioni di corpi e ambienti tridimensionali in una composizione corale polimorfa.

Woman as a temple di Kamilia Kard consiste in una serie di immagini che ritraggono alcuni torsi femminili dall’anatomia generosa, “scolpiti” grazie a software di modellazione 3D. Ispirati dalla poesia di Baudelaire, La géante, questi nudi monumentali si presentano in una varietà di materiali virtuali caratterizzati da colori saturi, e l’iconicità dei soggetti è iper-enfatizzata da uno stile di rappresentazione asettico.
La Kard espone inoltre un unicorno della serie Fuck she got my unicorn!, il pelouche è dotato di un tablet su cui è visualizzata una versione animata di un dipinto del Raffaello.

r_lightTweakSunLight/02 di Marco Mendeni è un viaggio ipnotico attraverso uno scenario audiovisivo artificiale. Per dar vita a questi panorami, retti da leggi fisiche misteriose, l’artista si appropria e ricontestualizza uno strumento digitale: il motore grafico CryEngine3, un software nato per dar forma a mondi virtuali nei videogiochi. Le immagini proiettate sono accompagnate da un paesaggio sonoro che remixa suoni ambientali scaricati da Internet, con tracce audio evocative.
Queste sono solo alcune delle opere in mostra nel percorso espositivo #Layers, che resterà aperto fino al 19 novembre presso: Spazio Contemporanea, Corsetto Sant’Agata 22, Brescia.

Refresh 01 – #Layers
22 ottobre – 19 novembre 2016
Spazio Contemporanea
Corsetto Sant’Agata 22
Brescia
info@linkartcenter.eu
www.linkartcenter.eu

 

BIOGRAFIA – Tiziana Gemin

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Tiziana Gemin si interessa da anni alle nuove tecnologie, ai nuovi media e alla cultura digitale in generale.
Scrive articoli dedicati a queste tematiche su varie riviste e si occupa dell’organizzazione e la curatela di mostre ed eventi legati alla New Media Art e all’Interaction Design.
Insegna presso lo IED di Milano, nei corsi di Fenomenologia della Arti Contemporanee e Interaction Design.

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