Una mostra antologica dedicata all’artista americacna Betye Saar alla Fondazione Prada.

Qualcuno forse si ricorda delle Watts Towers, le immaginifiche torri che svettano nell’omonimo quartiere di Los Angeles, realizzate nel tempo libero dall’immigrato italiano Simon Rodia dal 1921 al 1954. Stralunate emergenze architettoniche composte totalmente da materiale di recupero.

Ecco sono proprio le torri il primo ricordo artistico e prima ispirazione di Betye Saar in mostra a Milano alla Fondazione Prada con il titolo/definizione Uneasy Dancer, danzatrice incerta. Un’incertezza sentita che nell’espressione artistica diventa forza e vitalità.

Un flusso di coscienza materico che sonda misticismo rituale, metafisica, memoria femminile e identità afroamericana. L’inconscio si rende leggibile nell’insieme; la voluta cacofonia degli elementi utilizzati – oggetti recuperati, memorabilia personali, immagini dispregiative, simboli sciamanici – ricomposti in compiuti assemblage generano una consonanza di sguardo.

Forte emerge la critica sociale della Saar che sfida gli stereotipi razziali e sessisti radicati nella cultura americana. Ma, come sostiene l’artista, la sua arte “ha più a che fare con l’evoluzione che non con la rivoluzione, con la trasformazione delle coscienze e del modo di vedere i neri, non più attraverso immagini caricaturali o negative, ma come esseri umani”.

 

  • Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Ten Mojo Secrets, 1972, Mystic Window for the Universe, 1972, The Phrenologer’s Window_II, 1966. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Ten Mojo Secrets, 1972, Mystic Window for the Universe, 1972, The Phrenologer’s Window_II, 1966. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Destra: The Phrenologer’s Window_II, 1966. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Betye Saar: Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Destra: The Phrenologer’s Window_II, 1966. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Sambo’s Banjo, 1971–72, Blues Men, 2006, History (his/story), 2005. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Sambo’s Banjo, 1971–72, Blues Men, 2006, History (his/story), 2005. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Sambo’s Banjo, 1971–72. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Uneasy Dancer. Immagine della mostra. Sambo’s Banjo, 1971–72. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Sambo’s Banjo, 1971–72, Blues Men, 2006, History (his/story), 2005. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Sambo’s Banjo, 1971–72, Blues Men, 2006, History (his/story), 2005. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. The Alpha and the Omega, 2013-2016. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. The Alpha and the Omega, 2013-2016. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. The Alpha and the Omega, 2013-2016. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. The Alpha and the Omega, 2013-2016. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. The Alpha and the Omega, 2013-2016. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. The Alpha and the Omega, 2013-2016. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Destra: A Call to Arms, 1997. Sinistra: The Phrenologer’s Window_II, 1966. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Destra: A Call to Arms, 1997. Sinistra: The Phrenologer’s Window_II, 1966. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Da sinistra a destra: The Weight of Waiting, 2014, Crossings, 2005, Migration: Africa to America I, 2006. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Da sinistra a destra: The Weight of Waiting, 2014, Crossings, 2005, Migration: Africa to America I, 2006. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. The Weight of Waiting, 2014. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. The Weight of Waiting, 2014. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Calling Card, 1976, Record for Hattie, 1975, Veil of Tears, 1975. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Da sinistra a destra: Calling Card, 1976, Record for Hattie, 1975, Veil of Tears, 1975. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
  • Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada
    Immagine della mostra. Photo Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Come osserva Elvira Dyangani Ose, curatrice della mostra, “Saar confonde i confini tra arte e vita, tra piano fisico e metafisico. Il carattere spirituale della sua produzione non risiede solo nelle opere in cui trova espressione diretta il suo interesse per una pluralità di tradizioni culturali. Risiede soprattutto nell’operazione artistica che trasforma materiali comuni in nuove iconografie evocative, in suggestive narrazioni del reale capaci di coinvolgere intimamente l’osservatore”.
L’antologica raccoglie più di 80 opere tra installazioni, assemblage, collage e lavori scultorei creati tra il 1966 e il 2016.

 

Betye Saar: Uneasy Dancer
15 settembre 2016 – 8 gennaio 2017
Fondazione Prada
Largo Isarco 2
20139 Milano
tel. +39 02 56662611
info@fondazioneprada.org
www.fondazioneprada.org

 

BIOGRAFIA – Diletta Toniolo

Diletta Toniolo ha da sempre coltivato la passione per il design che oggi insegna in corsi di storia e in laboratori di ricerca sulle tendenze contemporanee e promuove tramite l’attività giornalistica – collaborazioni tra gli altri con bOx International Trade, Domus, Bravacasa, Arketipo, Ottagono, il Mattino, Sky Alice, 24 Ore Television, Radio 24 – e la curatela di mostre ed eventi.

Dal 2001 collabora con IED come docente: ha tenuto corsi di Fenomenologia delle Arti Contemporanee, Storia del Design, Salone Experience, Interior e Product Design, oltre a diversi workshop. Da qualche anno è IED Ambassador, portando l’esperienza e la professionalità IED in giro per il mondo.

Tra le sue varie pubblicazioni: il libro Capolavori del design italiano, La storia del design italiano attraverso l’opera dei suoi progettisti, Edizioni White Star a cura di design.doc, oltre a collaborare come editor per la free press Tortona Around Design Journal durante la settimana del design milanese.

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