PS è un’agenzia di consulenza, di pubbliche relazioni, un ufficio stampa; cura mostre, coordina eventi e tocca ambiti diversi. Come vi definite?
Un amico, noto creativo, ci aveva definito: assemblatori pieghevoli di connessioni creative.
Ed a noi era piaciuta perché era marinettiana.
PS è davvero il frutto del lavoro ovvero l’aver messo insieme competenze diverse da una parte e l’averne sviluppate altre lavorando. Quello che ci ha sempre mosso è stata la passione per il mondo del progetto e le relazioni strette con alcune realtà (designer, editor etc) che abbiamo iniziato ad accompagnare nei vari passi comunicativi, commerciali e culturali. Da questo confronto stretto con i diversi aspetti non solo del progetto ma anche della sua comunicazione, distribuzione, commercializzazione è nato il dna dell’agenzia.
Quando abbiamo iniziato è stato molto complicato spiegare in cosa consisteva il nostro lavoro, adesso invece l’agenzia ha progetti che toccano le diverse competenze separatamente o che trasversalmente le coinvolgono tutte. Questa poliedricità ci porta ad essere in continuo aggiornamento e ricerca di nuove soluzioni.

Vi siete ritagliate un ruolo all’interno del mondo del design a mio avviso molto importante, ancorché poco visibile. Una sorta di catalizzatore di opportunità. PS è in grado di tessere reti virtuose tra i diversi operatori del settore. Cosa vuol dire concretamente creare una rete?
Sul concetto di rete e sinergia abbiamo costruito l’identità dello studio. Per noi significa il prendere ogni progetto e smontarlo, analizzandolo da ogni aspetto per capirne le potenzialità nei diversi ambiti e per poter elaborare un strategia. Una volta capito il progetto ci attiviamo nel costruire una rete di figure professionali che siano giuste per interessi e carattere al progetto stesso.
E’ come applicare la teoria dei sei gradi di separazione anche nell’ideazione e produzione di un evento o nella stesura di una strategia di comunicazione.
Questo lavoro di sinergia e di rete ci ha permesso spesso di intervenire su progetti di rilanci, lanci, riposizionamenti, cambiamenti, compleanni, etc. proprio perché a quello che poi segue come lavoro sulla stampa e sulla produzione vi è una prima parte di strutturazione strategica delle attività che diventa poi l’ossatura su cui muovere i passi successivi.

 

  • PS MAXLAMB EXERCISESINSEATING HR phCLAUDIA-ZALLA
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  • PS in collaborazione con 5vie e Organization in Design, Baas in Town
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  • PS MAXLAMB EXERCISESINSEATING HR phCLAUDIA-ZALLA
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  • PS MDW16 RAWEDGES HERRINGBONES CLAUDIAZALLA LR
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  • PS in collaborazione con 5vie e Organization in Design, Baas in Town
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  • PS MAXLAMB EXERCISESINSEATING HR phCLAUDIA-ZALLA
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  • PS MDW16 RAWEDGES HERRINGBONES CLAUDIAZALLA LR
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  • PS in collaborazione con 5vie e Organization in Design, Baas in Town
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  • PS MDW16 RAWEDGES HERRINGBONES CLAUDIAZALLA LR
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  • PS in collaborazione con 5vie e Organization in Design, Baas in Town
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Michela Pelizzari e Federica Sala, PS appunto, due formazioni, due competenze, due modi di vedere che insieme compongono un nuovo modo di comunicare il design. Ci raccontate la vostra storia?
Michela viene dal mondo della comunicazione, si è formata da Erica Calvi, il primo ufficio stampa dedicato al design che ci sia mai stato e che ha fortemente segnato il tessuto della città negli anni ’90 cui è seguito un lunghissimo periodo alla facoltà di design del Politecnico di Milano in cui si occupava di coordinare la casa editrice e della comunicazione degli eventi speciali della facoltà.
Io invece vengo più dal mondo museale, essendomi formata professionalmente come assistente di Marie-Laure Jousset, all’epoca capo del dipartimento design del Centre Pompidou dove sono stata cinque anni, organizzando con lei diverse mostre tra cui Philippe Starck e la mostra sulla collaborazione di Ettore Sottsass con Olivetti, che mi aveva dato l’incredibile opportunità di lavorare per alcuni mesi nel suo studio.
Michela ed io ci siamo poi conosciute attraverso una mostra, in Triennale, sul futuro del retail design grazie a Benetton, lei arrivava da parte di Politecnico, io da parte di Fabrica come consulente esterno. Da quel momento abbiamo iniziato a confrontarci su tutte le tematiche mettendo insieme le competenze ed ad un certo punto ci siamo rese conto che la maggior parte delle cose che facevamo per passione e per amicizia erano in realtà un lavoro ed un servizio. Da questo continuo confronto con il progetto ed i progettisti è nata PS.

Parlo di design, in realtà però il vostro lavoro vi porta a toccare settori diversi e le vostre capacità a farli dialogare. Ha senso oggi distinguere nettamente tra arte, design, moda?
Pur essendo indiscusso che viviamo in un epoca di grandi contaminazioni culturali per cui l’arte, il design e la moda prendono uno dall’altro mischiando influenze e stili, penso che restino sempre campi molto separati.
L’arte è super partes, che diventi architettura o installazione l’arte ci porta in un altrove di pensiero (nostro e/o dell’artista) che, scevro da ogni logica quotidiana e funzionale si muove su terreni diversi.
Per quanto riguarda il design penso che sia solo all’inizio delle sue potenzialità. Ovvero penso che il design sarà sempre meno legato al progetto di arredi o all’oggettistica, questo perché penso che il design sia innanzitutto un metodo progettuale e, in quanto tale, applicabile a tutti i campi. Penso quindi che il futuro del design possa aiutare la tecnologia, la medicina, la politica a risolvere alcuni dei problemi della nostra epoca.
Penso che il design sia una forma mentis, un po’ come si dice che si studia il greco antico al Liceo Classico perché serve a strutturare logicamente la mente, ecco il design è il greco antico.
Il mondo e la sua quotidianità pongono innumerevoli sfide progettuali per i designer che vogliono coglierle.

Ci fate un esempio concreto del vostro lavoro? Un progetto che vi è particolarmente caro.
Un esempio completo di quella che può essere l’attività di PS potrebbe essere il lavoro che facciamo per l’associazione fondatrice del distretto delle 5VIE, con cui collaboriamo dalla prima edizione di tre anni fa sul fronte della strategia di comunicazione e della linea editoriale progettuale. Li abbiamo aiutati nel definire la ragion d’essere del distretto, ovvero nel definirli come produttori di cultura, a differenza degli altri distretti, e ad aiutarli nel vaglio delle proposte contenutistiche dell’area. In tre anni sono così riusciti ad avere un percepito esterno, anche internazionale, molto ampio, con un’offerta contenutistica in crescita fino a caratterizzarsi come vero e proprio produttore culturale. La sfida adesso è internazionalizzare le mostre coprodotte da 5vie. Ecco per il distretto PS ha messo in campo tutte le competenze dello studio, dalla curatela all’ufficio stampa.

 

BIOGRAFIA – Diletta Toniolo

Diletta Toniolo ha da sempre coltivato la passione per il design che oggi insegna in corsi di storia e in laboratori di ricerca sulle tendenze contemporanee e promuove tramite l’attività giornalistica – collaborazioni tra gli altri con bOx International Trade, Domus, Bravacasa, Arketipo, Ottagono, il Mattino, Sky Alice, 24 Ore Television, Radio 24 – e la curatela di mostre ed eventi.

Dal 2001 collabora con IED come docente: ha tenuto corsi di Fenomenologia delle Arti Contemporanee, Storia del Design, Salone Experience, Interior e Product Design, oltre a diversi workshop. Da qualche anno è IED Ambassador, portando l’esperienza e la professionalità IED in giro per il mondo.

Tra le sue varie pubblicazioni: il libro Capolavori del design italiano, La storia del design italiano attraverso l’opera dei suoi progettisti, Edizioni White Star a cura di design.doc, oltre a collaborare come editor per la free press Tortona Around Design Journal durante la settimana del design milanese.

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