“Non si può non comunicare”

Paul Watzlawick, psicologo e filosofo austriaco, intendeva con questa boutade l’assoluta impossibilità per l’essere umano di non esprimere il proprio pensiero e i propri sentimenti. Anche quando scegliamo di ‘non comunicare’, infatti, il nostro corpo, il nostro atteggiamento, persino il nostro silenzio stanno lanciando un messaggio.

Oggi, i Brand stanno imparando faticosamente e per tentativi che la stessa regola vale anche per loro. Perché i Marchi sono entità intellettuali create dall’uomo, e come tali rispondono inevitabilmente alle stesse regole cui soggiacciono i loro creatori. A nostra immagine e somiglianza, li abbiamo voluti. E adesso dobbiamo pedalare.

Leggiamo sempre più spesso che ‘il consumatore cerca nei Brand una relazione’. Tutto molto bello, molto romantico pensare a un Marchio di sapone che instaura una duratura relazione con una signora di mezza età. Ma la verità è un’altra, ed è così semplice e intuitiva da sfuggire alla maggior parte dei Brand Manager, esperti di comunicazione, digital specialist che popolano agenzie e sale riunioni.
I Brand sono fatti di persone. Le persone che ci lavorano, dal prodotto alla comunicazione marketing. Le persone che allestiscono i negozi, gli eventi, che si occupano ogni giorno del contatto con il cliente finale. E poi naturalmente, ci sono le persone che acquistano il prodotto o il servizio.

Quindi, partendo da questo semplice assioma, è naturale che per un Brand sia impossibile oggi pensare che qualunque azione decida di fare (o non fare), questa non abbia una ripercussione sensibile a più livelli su tutte queste persone coinvolte nella sua storia quotidiana.
Comunicare oggi significa riconoscere che dietro a un consumatore, c’è prima di tutto una persona.

Ma per un professionista della comunicazione integrata, significa anche e soprattutto considerare sempre quante persone e competenze stiano dietro a un Brand e contribuiscano ogni giorno a trasformare quella che è solo ‘un’idea’ (ovvero il Marchio e i suoi valori) in un’esperienza concreta, capace di mantenersi consistente e coerente nel tempo, e che vive attraverso diversi prodotti, servizi, attivazioni.
Il Branded Content e il Brand Entertainment sono quindi la naturale evoluzione di un modo di comunicare che i Marchi avevano nel d.n.a. da sempre. La differenza oggi sta nel saper passare da una visione di Brand Storytelling a un approccio di Brand Experience, ovvero nell’applicare questo metodo non solo all’ambito della ‘comunicazione’ di Brand, ma a tutti gli aspetti della vita del Marchio e a tutti i punti di contatto con i consumatori.

Pardon, con le persone.

 

BIOGRAFIA – Samanta Giuliani

Coordinatore e docente del Corso di Formazione Avanzata in Branded Content and Entertainment presso IED, ricopre anche il ruolo di Head of Content & Social Strategy presso MRM McCANN. Si occupa di strategia di contenuto e Brand Entertainment, aiutando i Brand a costruire strategie olistiche in grado di raggiungere e ingaggiare le persone, prima ancora che i consumatori.

Tra le sue precedenti esperienze, ad aver maggiormente contribuito alla specializzazione nel campo del Branded Content è stata la sua permanenza in Zodiak Active e Magnolia, dove si è occupata di progetti cross-mediali tra digital, social e televisione, lavorando per Marchi pionieri del Brand Entertainment come Nutella, Nestlé, Jack Daniels. Presso DLV BBDO ha avuto l’opportunità di lavorare in maniera realmente integrata tra canali ATL e digital, portando in vita progetti olistici e multicanale premiati presso NC Awards e CLIO Awards, e ricevendo una shortlist ai Cannes Lion.

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