Hotel Villa Medici, 1972. Cosi ha avuto inizio la fortuna di Pitti Uomo a Firenze. Una sfida ampiamente vinta guardando indietro. Novanta edizioni. Da paura.
Numeri alla mano, le cifre sono davvero impressionanti: allora le aziende presenti erano 43 e i compratori 536. Oggi si parla di milleduecentoventi marchi ospitati.

Questa ricca edizione ha visto l’arrivo di Raf Simons alla Leopolda con una sfilata anarchica, una mostra di Karl Lagerfeld (si sta già discutendo sul perché della location, io ragionerei invece sulla qualità degli scatti), Visvim e Gosha Rubchinskiy. Eppoi. Prendendo a prestito una citazione di Ennio Flaiano, “Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”: è sempre avvilente vedere il solito carrozzone di “inutili”: quelli che, abbinando improbabili colori, pattern (rigorosamente tartan), accessori, acconciature… e fingendo interminabili telefonate di lavoro, sperano di essere fotografati da chiunque sia dotato di una macchina fotografica per ritrovarsi in qualche sconosciuto blog e affrontare i mesi successivi con un istante di notorietà. Nessuno è Hannah Ewens!

  • Eike Schimdt Karl Lagerfeld Gaetano Marzotto Andrea Cavicchi
    Eike Schimdt, Karl Lagerfeld, Gaetano Marzotto, Andrea Cavicchi.
  • Karl Lagerfeld
    Karl Lagerfeld.
  • Karl Lagerfeld
    Karl Lagerfeld.
  • Pitti Uomo
    Gosha Rubchinskiy Menswear Guest Designer @ Pitti Uomo, photo by Giovanni Giannoni.
  • Pitti Uomo
    Gosha Rubchinskiy Menswear Guest Designer @ Pitti Uomo, photo by Giovanni Giannoni.
  • Raf Simons
    Welcome to Raf Simons, photo by Vanni Bassetti.
  • Raf Simons
    Welcome to Raf Simons, photo by Vanni Bassetti.
  • Visvim
    Welcome to Visvim, photo by Vanni Bassetti.
  • Visvim
    Welcome to Visvim, photo by Vanni Bassetti.
  • Visvim
    Welcome to Visvim, photo by Vanni Bassetti.
  • Visvim
    Welcome to Visvim, photo by Vanni Bassetti.
  • Salvatore Ferragamo
    Salvatore Ferragamo, Tirassegno, 1958, décolleté in camoscio giallo ocra e applicazioni in capretto policromo.
  • Kenneth Noland
    Kenneth Noland, Senza titolo, 1958, acrilico su tela. Bergamo, Collezione privata (per gentile concessione della Galleria Fumagalli, Milano).
  • Christopher Makos
    Christopher Makos, Altered Image, 1981, 120 #6 frame 10, stampa digitale. Collezione privata.
  • Nick Cave
    Nick Cave, Soundsuit, 2010, telaio di centrini squadrati sul retro, centrini disposti a spirale nella parte anteriore, tessuti di maglia, paillettes, presine da cucina, centrini vintage e leggings in maglia. Parma, Collezione Emanuela Barilla.
  • Issey Miyake
    Issey Miyake, Plastic Body, 1980, corpetto in fibra di plastica rinforzata. Tokyo, The Miyake Issey Foundation.

Non mi voglio soffermare sugli eventi e sulla qualità della maratona fiorentina, ma segnalare una mostra realmente interessante per chi vuole capire cosa significa ispirazione e contaminazione. Al Museo Salvatore Ferragamo è in corso la mostra Tra Arte e Moda (sino al 7 aprile 2017) in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, le Gallerie degli Uffizi, il Museo Marino Marini Firenze e il Museo del Tessuto di Prato. Cinque sedi, cinque temi.
Oltre a essere una splendida occasione per perdersi tra le sale di importanti musei, esiste la concreta possibilità di osservare un processo creativo e come la casualità non esista.
Ci si emoziona sempre difronte alla genialità di Salvatore, le sue invenzioni continuano a stupire e ci sembrano comunque ancora proiettate nel futuro. Ci si sorprende per la fortuna di (ri)vedere Elsa e Salvador, Yves e Piet, Yamamoto, Chalayan, Ackermann. Si rimane abbagliati difronte alla potenza del colore ed espressività di due artisti che amo moltissimo capaci di esprimersi attraverso abiti. Yinka Shonibare. Nick Cave.
Fermatevi a conoscere meglio Sonia Delaunay: esploratrice delle arti applicate, della grafica, della legatoria e dell’arredamento. Cambiò il mondo dell’arazzo e nel suo Laboratorio Simultaneo, in cui sperimentò geometrie ed effetti ottici applicati alla moda. Non c’era differenza. Arte e moda dialogano – grazie a lei – in perfetto equilibrio dai primi del Novecento in una simbiosi mutualistica. I bottoni disegnati da Alberto Giacometti ci fanno interrogare su cosa stiamo guardando. Mi sono sempre chiesto se Capucci è un artista, uno scultore o un sarto. C’è differenza?

E ancora. Amareggiato. Quanto sarebbe stato costruttivo ed esaltante partecipare alle serate di Germana Marucelli.

 

BIOGRAFIA – Giovanni Ottonello

giovanni_ottonello

Si laurea in Architettura a Genova e dopo diverse esperienze in campo museale e scenografico, si interessa al mondo dell’arte e della moda. Ha partecipato all’allestimento e inaugurazione evento del Museo Diocesano di Genova. Ha avuto diverse collaborazioni con la Galleria di Palazzo Spinola e Palazzo Ducale a Genova, con il Piccolo Teatro di Milano e le Scuole di Teatro di Luca Ronconi. Numerose sono le consulenze con aziende (Salvatore Ferragamo, Bottega Veneta, Hugo Boss, Mandarina Duck, Lancia,..). Ha collaborato per docenze, seminari e workshop in diversi enti e istituti di design e moda italiani e internazionali, tra cui Accademia della Scala, Accademia di Belle Arti di Tbilizi, FAD School di Pun, Ural Federal University di Ekaterinburg, Accademia Dante Alighieri di Norimberga, Università Tsinghua di Beijing. Oggi è Art Director IED.

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