Mi piace pensare al mondo del design non come ad un insieme di culture, di metodi, di aziende, di persone e di oggetti ma come se esso stesso fosse un oggetto.

Un oggetto che in molti negli ultimi anni hanno desiderato, comprato ed “usato”.

Un oggetto frutto di uno sforzo collettivo di tanti io impegnati a disegnare se stessi piuttosto che “altro”.

Design ego-logico da spolverare ogni mese, sperando che il genio in esso contenuto venga fuori.

Una sorta di lampada dei desideri che fa luce su un mercato oramai in crisi ed accentua le zone d’ombra dei valori del nostro vivere.

Mai come oggi il design è intorno a noi, è accessibile ma accessorio, demografico più che democratico:

pensato per segmenti di utilizzatori piuttosto che realizzato per tutti quanti.

Mai come oggi, il design rappresenta il mondo in cui viviamo non quello che vogliamo.

Non è più una tensione ma una condizione.

E’ la frattura tra etica ed estetica che continua ad allargarsi: è lo scisma culturale tra il bello ed il buono che mina le basi delle moderne società.

Non è un dramma, solo una drammatizzazione che trovo perfetta se usata come pro-vocazione per le nuove generazioni di progettisti.

Quelli che coccolati dal bello ci sono cresciuti e che forse non sanno più immaginarselo come buono: è importante far capire loro che la professione del designer deve essere un’urgenza piuttosto che una moda; un principio e non un fine.

L’oggetto-design è anche e soprattutto un prodotto delle Scuole e delle Università, venduto in pacchetti e formati diversi, per tutti i gusti, per tutte le tasche.

Lo studente-consumatore non dovrebbe tanto capire che tipo vuole o cosa va per la maggiore ma piuttosto cosa intende farne.

Il design oggi è talmente vasto ed inclusivo (dalle edizioni limitate autoprodotte alle produzioni di massa con investimenti milionari, dal mondo del lusso a quello del sociale) che comprenderlo per approcci è molto meno fuorviante che definirlo e giudicarlo per ambiti progettuali, discipline o (ancora peggio) per stili.

Sterile fare distinguo tra product design, service design, interaction design, fashion design.

Parafrasando Duke Ellington esistono solo due tipi di design: quello buono (e bello) e quello cattivo (e brutto).

In questa ottica critica il nostro oggetto-design sicuramente oggi andrebbe ridisegnato.

Designing design: il futuro del design.

Se sostituissimo gli oggetti con i progetti?

I prodotti con le esperienze?

L’ego-logia con l’ecologia?

Il lifestyle con il lifecycle?

Il made-in con il made-for?

I consumatori con i consum-autori?

I designers con i “makers”?

Ora che il mondo ha una grande anima chiamata internet, ora che i chips smaterializzano l’universo delle cose, che i bytes sostituiscono gli atomi, ora che le esperienze ed i servizi rappresentano il vero patrimonio di ogni azienda produttiva, il design (ed il modo in cui si insegna) va ripensato per poter sfruttare le grandi opportunità che questi cambiamenti promettono e permettono.

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è una nuova generazione di pro-gettisti (parola ben più felice ed adatta per descrivere la tensione innovativa ed altruistica della professione) specializzati nella multidisciplinarietà, capaci di lavorare in gruppo, di pensare con le mani e di fare con la testa.

Persone che capiscono l’uomo, le imprese, e la tecnologia. Consapevoli che gestire la complessità sia il modo migliore per semplificare la vita alle persone.
Secondo rinascimento, terza rivoluzione industriale poco importa: il design ha un futuro che alla fine non è troppo diverso dal suo passato.

 

BIOGRAFIA – Federico Ferretti

federico_ferretti

Principal di Continuum Milano, uno degli studi leader mondiali nella consulenza sull’innovazione nel campo del design. In oltre 15 anni di esperienza maturata con Continuum, Frog, uno : uno e Mattel si è distinto nell’ideazione e sviluppo di prodotti e servizi innovativi per numerosi clienti internazionali come: Allsteel, Moleskine, BIC, GM, Motorola, NEC, 3M, Pirelli, Guzzini, Sennheiser, Samsung and Haier. Diplomato in Product Design presso IED, insegna e coordina il Master di Primo Livello in Design di IED Milano.

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