Due volti del Kazakhstan in pochi giorni. Rispetto delle tradizioni ed estrema sperimentazione. Dopo aver visto il Padiglione kazako all’Expo 2015 ho partecipato alla Fashion Week ad Almaty: due esperienze diametralmente opposte che mi hanno aiutato a comprendere meglio un Paese vitale che ancora non tutti sanno collocare su una carta geografica. Della visita milanese mi è rimasto un ricordo che porta il nome di Kumis: latte di cavalla fermentato. La sensazione è quella di essere trasportati direttamente nelle steppe centroasiatiche attraverso un sapore acre e intenso.

Intenso e forte come sono i suoi abitanti, ancorati alla terra, alla loro storia, con vere passioni, entusiasmi e con uno sguardo curioso oltre i confini nazionali; rapida ascesa economica e attenzione da parte di tutto il mondo economico industriale. In questo paese, grande quasi quanto l’India, convivono diverse etnie e religioni; qui IED ha voluto essere presente durante la Settimana della Moda con una sfilata di abiti provenienti dalla sede di Roma per sancire una lunga collaborazione con l’Ente organizzatore e premiare nuovi talenti. Consiglio sempre di monitorare nuove realtà (Riga, Tbilisi, Kiev…) per capire come la moda sia assorbita o espressa: una moda meno “viziata” da prodotti e strategie di mercato, in grado di mescolare tradizione, materiali, forme in maniera “onesta”. Ciò che mi ha colpito maggiormente durante gli eventi della KFW è l’età di chi si muoveva negli ambiti della creatività: giovani e giovanissimi con caratteri forti e idee chiare per affrontare una passerella, un’intervista o per difendere le proprie scelte.

Vorrei citare Jarkyn Baimakhanov designer trentenne che associa volumi molto semplici a tecniche laser per raccontare una donna romantica dove la sensualità si esprime attraverso giochi di trasparenze e lussuosi ricami che sembrano abbandonarsi delicatamente sull’abito o Chaude by Khafiz Khan solo un colore dominante, il nero, per uomini e donne “rock-monacali” ma con colletti bianchi per tutti. Alex Chzhen infine ha entusiasmato perché in grado di mescolare il denim e stampe pop sovvertendo le forme classiche.

Un messaggio concludeva la sfilata:
If a swallow twists a nest in your house, the happiness will find its place there.
In the same way owners of these dresses will get happiness in their wardrobe.

 

BIOGRAFIA – Giovanni Ottonello

giovanni_ottonello

Si laurea in Architettura a Genova e dopo diverse esperienze in campo museale e scenografico, si interessa al mondo dell’arte e della moda. Ha partecipato all’allestimento e inaugurazione evento del Museo Diocesano di Genova. Ha avuto diverse collaborazioni con la Galleria di Palazzo Spinola e Palazzo Ducale a Genova, con il Piccolo Teatro di Milano e le Scuole di Teatro di Luca Ronconi. Numerose sono le consulenze con aziende (Salvatore Ferragamo, Bottega Veneta, Hugo Boss, Mandarina Duck, Lancia,..). Ha collaborato per docenze, seminari e workshop in diversi enti e istituti di design e moda italiani e internazionali, tra cui Accademia della Scala, Accademia di Belle Arti di Tbilizi, FAD School di Pun, Ural Federal University di Ekaterinburg, Accademia Dante Alighieri di Norimberga, Università Tsinghua di Beijing. Oggi è Art Director IED.

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